Il lungo viaggio per il Gemelli

Ho cominciato giovedì scorso, al gemelli! Quindi è vero, avrò una bambina… oddio!
Il corso cominciava alle 11, io dovevo anche pagare il ticket quindi sono partita da casa con un bel po’ di anticipo, alle 9.15, direi abbastanza noo?
E invece NO.
Ho preso il primo bus, tutto bene; poi la metro, tutto bene; poi esco dalla metro a Battistini, capolinea, mentre salgo le sale per affacciarmi alla luce vedo sfrecciare il 146, quel fantasma che deve portarmi DAVANTI al Gemelli… che culo!
Vvabbè, mi metto ad aspettare sotto il paletto giallo… 20 minuti, dico 20 su quel marciapiede impalata ad aspettare un altro 146!
Mentre sono lì in attesa decido che non è cosa, partorirò all’Umberto I perchè, male che vada, ci metto 15 minuti A PIEDI da casa! Un bel guadagno, no?
Alla fine passa il bus e ci incamminiamo su questo stradone trafficatissimo e pieno di semafori, poi finalmente fa una svolta, una strada semi-deserta, mi dico che finalmente abbiamo superato il momento critico, ora in 5 minuti siamo lì, anche perchè cazzarola, sono le 10.40!

E invece, ari-NO, prediamo via della Pineta Sacchetti… oddio un castigo divino… FERMI, dico FERMI come tanti scemi incolonnati.
Si fa sempre più forte la mia decisione di partorire vicino casa, mando anche un sms a mio marito per comunicargli la novità! Ma t’immagini cos’è qui un lunedì mattina di pioggia? Partorirei in macchina di sicuro!
Che città invivibile! Alemanno fai qualcosa invece de magnà a paiata co’ Bossi!

Vabbè dopo un bel po’ arriviamo in questo posto enorme che è il Gemelli, vado alla cassa centrale per pagare il ticket, prendo il numero: 435. Alzo gli occhi per vedere quanti ne ho davanti, a che numero stanno… credevo di aver sbagliato, erano al 224… giuro, pensavo di aver preso il numeretto sbagliato!
Da pazzi, accanno il ticket e cerco la sala del corso, mi ricordavo che era al decimo piano, dovevo seguire un percorso su una qualche tonalità di azzurro… non ricordavo esattamente (sì ok, pure io ci metto del mio!).
Girello un po’ tra una varia umanità (chiedere MAI!) e trovo un percorso blu, mi chiedo come mai nel foglio hanno scritto azzurro, se poi invece il percorso si chiama blu… E indovina un po’ come mai???

Indovina un po’ che c’è al decimo piano del percorso blu? Ematologia o similia!
Ok, riscendo e ricomincio, svolto un angolo e che ti trovo? Oh, il percorso azzurro…  allora avevano scritto bene!

Vabbè individuo un ascensore con in attesa davanti una serie di ragazze panciute, CI SONO!
Alle 11.20 conquisto il mio posto sul divanetto della sala del corso! Naturalmente esausta.
Il corso è stato molto interessante, più tardi lo racconto.

che pigrizia, o che depressione?

Bhò, sono stati giorni un po’ così. Non è successo niente, Anna sta bene, la sento muovere sempre più spesso.
Sono io che mi sono un po’ stancata di stare a casa. Mi annoio. Ho troppo tempo libero. Potrei fare mille cose e alla fine non faccio altro che perdere tempo. E allora mi deprimo. Devo fare un po’ di telefonate a qualche amico e non riesco a trovare la forza, rimando sempre, tra un po’ Anna nascerà e questi non sapranno neanche che ero incinta! Che tristezza.
Certo non tutti i giorni sono così, a volte va meglio ma comunque sono sempre delusa della mia inerzia, della mia apatia. Bhò.
Mi sa che mi sta venendo la depressione pre parto, no, ma non è certo depressione, è un po’ di blue, i miei blue days, come quelli della Ford (che si capisce che guardo troppa tv?).
Vorrei aver potuto continuare a lavorare, almeno per un po’.
Oggi comunque è una bellissima giornata di primavera!
Basta così.

Nuova settimana, con il ciondolo chiama angeli!

Ho fatto un po’ di pulizia nel blogghetto, soprattutto nei link, ho aggiunto qualche amichetta e qualche lettura che ormai si è fatta quotidiana, quindi invece che stare sempre a digitare e cercare li ho messi qui a portata di mano, naturalmente tutto incasinato, tutto insieme, cibo, diari, opinioni, racconti… è molto MIO essere così disordinata, ma mi piace così, non è che si può categorizzare sempre tutto!
Allora allora, Anna cresce bene, l’ho vista sul micro monitor della gine giovedì scorso, non si può nenache sentire il cuore, però si vede questo puntino che si accende e spegne velocissimamente e ormai, dalla mia esperienza di quasi mamma all’inizo del quinto mese so riconoscere un cuore di neonato che batte anche su un monitor piccolissimo! So proud!
Stamattina ho chiamato il gemelli per il corso di preparazione al parto, lo fanno il giovedì mattina… ma se una lavora? E i papà? Evidentemente qua si continua con questa visione materno centrica e mediterranea in cui i papà sono di supporto a non protagonisti. Che fico ‘sto paese, mi piace sempre di più!
Che sono un po’ polemica oggi? Ma solo oggi…
Quello che vedete qui a fianco è un ciondolo chiama angeli (!) e da ieri lo posseggo anche io!
Era un po’ che andando in giro vedevo tutte queste pance con lo stesso ciondolo e che io potevo essere da meno? Così dopo qualche ricerchina in rete ho trovato che trattasi appunto di ciondolo chiama angeli, una cosa messicana (sarà sicuramente made in china) che serve per proteggere i bambini nella pancia, nella pallina c’è uno xilofono (addirittura???) che suona ad ogni movimento e questo suono delicato dovrebbe richiamare l’angelo custode del bambino, quello che il mio razionale marito si è chiesto è: “Ma se una non ha il ciondolo l’angelo custode che fa? Si distrae? Si allontana? Se fa ‘na pennica?”.
Aò non è insopportabile?
Comunque adesso il ciondolo ce l’ho pure io ed è molto carino, un regalino della nonna!

Involtini di tacchino con speck e crescenza


Bella la foto vero? Ho veramente un futuro come food photographer, bè anche come photographer in generale… eddai, è che cucino di sera quando la luce è scarsa, vado di fretta perchè ho fame, e non mi applico, quindi cosa ci si può aspettare? Diciamo che le mie foto sono così, per dare un’idea e basta.
Lo sapevate che il tacchino è la carne che contiene più ferro di tutte? E allora, visto che il mio ferro è un po’ in discesa, eccomi qui a cercare di rendere appetibile il tacchino, perchè diciamolo pure, il tacchino fa schifo!
Se però si riesce a camuffarlo ben bene, aggiungendo maiale (in forma di speck tirolese), formaggio (in forma di crescenza) e pure un po’ di salvia profumata allora il gioco è fatto ed il risultato molto soddisfacente.
Procediamo?
Si prenda del petto di tacchino a fette, meglio se biologico, si spalmi su ogni fettina un po’ di crescenza e aggiungete un po’ di timo. Se le fettine di tacchino dovessero essere troppo spesse, appiattitele con un batticarne, o similia.
Quindi disponete su ogni fetta di tacchino una fettina sottilissima di speck, non troppo stagionato. Io avevo quello che ho riportato a luglio dall’alto adige (era sottovuoto) ed era perfetto! A questo punto siamo pronti per l’arrotolamento dell’involtino, io mi sono aiutata con qualche stecchino.
Ho poi passato gli involtini in un velo di farina e poi in padella con un po’ di olio evo.
Non appena formano una bella crosticina da tutti i lati ho alzato il fuoco ed aggiunto mezzo bicchiere di vino bianco secco, fatto evaporare l’alcol e poi proseguita la cottura a fuoco medio.
Ci vorranno circa 10′, anche un po’ di più perchè gli involtini sono infidi e mentre fuori sembrano cotti all’interno sono ancora crudini.
Non aggiungete sale che tanto c’è lo speck e poi il sale alza la pressione, quindi quando si può è meglio evitare.
Che ne dite? A noi sono piaciuti moltissimo!

Me.

Anna

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