Involtini di tacchino con speck e crescenza


Bella la foto vero? Ho veramente un futuro come food photographer, bè anche come photographer in generale… eddai, è che cucino di sera quando la luce è scarsa, vado di fretta perchè ho fame, e non mi applico, quindi cosa ci si può aspettare? Diciamo che le mie foto sono così, per dare un’idea e basta.
Lo sapevate che il tacchino è la carne che contiene più ferro di tutte? E allora, visto che il mio ferro è un po’ in discesa, eccomi qui a cercare di rendere appetibile il tacchino, perchè diciamolo pure, il tacchino fa schifo!
Se però si riesce a camuffarlo ben bene, aggiungendo maiale (in forma di speck tirolese), formaggio (in forma di crescenza) e pure un po’ di salvia profumata allora il gioco è fatto ed il risultato molto soddisfacente.
Procediamo?
Si prenda del petto di tacchino a fette, meglio se biologico, si spalmi su ogni fettina un po’ di crescenza e aggiungete un po’ di timo. Se le fettine di tacchino dovessero essere troppo spesse, appiattitele con un batticarne, o similia.
Quindi disponete su ogni fetta di tacchino una fettina sottilissima di speck, non troppo stagionato. Io avevo quello che ho riportato a luglio dall’alto adige (era sottovuoto) ed era perfetto! A questo punto siamo pronti per l’arrotolamento dell’involtino, io mi sono aiutata con qualche stecchino.
Ho poi passato gli involtini in un velo di farina e poi in padella con un po’ di olio evo.
Non appena formano una bella crosticina da tutti i lati ho alzato il fuoco ed aggiunto mezzo bicchiere di vino bianco secco, fatto evaporare l’alcol e poi proseguita la cottura a fuoco medio.
Ci vorranno circa 10′, anche un po’ di più perchè gli involtini sono infidi e mentre fuori sembrano cotti all’interno sono ancora crudini.
Non aggiungete sale che tanto c’è lo speck e poi il sale alza la pressione, quindi quando si può è meglio evitare.
Che ne dite? A noi sono piaciuti moltissimo!

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Torrette di melanzane

Le melanzane sono la mia passione…vabbè, UNA delle mie passioni, insieme alla pizza, al prosciutto crudo, alle fettine panate, alle patate al forno, all’amatriciana, e così via…
Insomma adesso è la stagione giustaaaaa, peccato che marito non le mangi, vi rendete conto della sciagura? me le devo cucinare e mangiare tutte da sola…per forza che poi mi viene la pancia!
Comunque l’altrro giorno ho comprato due belle melanzane tonde, di quelle viola più chiaro… sognavo una parmigiana, ma erano le sette di sera… e così vado con le torrette di melanzane, piccola immancabile ricerchina e sono pronta!
Faccio a fette di circa 1 cm un fior di latte e gli faccio perdere un po’ di siero.
Faccio a fette di circa 1 cm le melanzane e le friggo ben bene.
Nel frattempo faccio un sughetto veloce veloce sciuè sciuè con aglio e basilico (con i pomodori freschi è perfetto).
Ora non resta che l’assemlaggio:
un po’ di sugo sul fondo di una teglietta, poi la melanzana, poi una foglia di basilico, (io ho messo un po’ di una specie di pesto fatto frullando (SACRILEGIO!) basilico, olio, sale e parmigiano), poi la fetta di mozzarella, poi altri giretto di sugo e si chiude con la melanzana, ancora sugo, basilico e abbondante spolverata di grana.
Deve venire proprio una torretta, tutti gli ingredienti belli impilati, poi 5 minuti in forno a gratinare, così si fonde il grana.
Che ve ne pare? Una cosa velocissima, vabbè dai… diciamo veloce, buonissima e pure estiva!
Volete la foto? Ma ancora non avete imparato? Questo non è un fotoblog,
è un casinoblog!
Baci baci

la rivincita del maiale!

 


Dopo una settimana di Qatar in cui non c’era verso di trovare un po’ di maiale in una qualche sua forma, nè tantomeno dell’alcool, ho deciso che dovevo riparare, e così ieri sera mi sono concessa delle braciole di maiale alla birra e senape! Alla faccia dei cibi impuri!
Mi pare che qalcuno (Mary?) mi aveva chiesto la ricetta del maiale alla birra e senape e dunque eccoci!
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Arista di maiale alla birra e senape
Un pezzo di arista di maiale
rosmarino/timo/ginepro/pepe
1 lattina di birra scuretta
3 cucchiai di senape forte o senape all’antica
olio
aglio

Prendere l’arista e massaggiarla ben bene con il trito di aromi, lasciarla riposare il tempo di versare 2 cucchiai di olio nella pentola con uno spicchio d’aglio fatto a metà. Mettere il maiale nella pentola e farlo rosolare bene da tutti i lati, non lo bucate che sennò poi esce tutto il liquidino e tende a seccarsi!
Una volta che il maiale è ben colorito toglietelo dalla pentola e appoggiatelo su un piatto, coprite con la stagnola così non si raffredda. Versate nella pentola la birra ed un cucchiaio di senape e lasciar evaporare per qualche minuto, dopodichè spalmate la restante senape sull’arista e rimettete in pentola.
Lasciar cuocere una mezz’oretta a fuoco medio. Il tempo di cottura è indicativo, dipende dalla grandezza della carne.
Lo so, sono molto approssimativa nelle mie ricette ma non è cattiveria, è che faccio le cose un po’ a caso quando cucino, a occhio, e così mi è difficile poi riportare le quantità esatte che ho utilizzato!
Se il sughetto vi piace più denso potete usare il trucchetto della maizena, è un addensante fenomenale: a cottura ultimata togliete l’arista e riemettetela sul piatto, versate un po’ di sughetto in un bicchiere e versateci mezzo cucchiaio di maizena e mescolate bene con calma fino a che non ci saranno più grumi, a questo punto versare nella pentola e mescolare bene, rimettere l’arista in pentola, riaccendere il fuoco basso basso e pian piano la maizena farà l suo lavoro addensando il sughetto, spegnete quando si raggiunge la consistenza che preferite!

Servite a fettine con contorno di patate novelle al forno e birra ghiacciata!
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Cercavo una bella fotina di maialini per questo post ma poi a pensarli in pentola mi faceva una tristezza infinita e così ho scelto un cane mascherato da maiale!

Stasera cena porchissima con mortadella e prosciutto! E poi forse cinema… ma io ho sonno!

Tortino patate e carciofi


Oh l’ho appena mangiato e dovevo assolutamente scriverne subito!
Avevo questi tre carciofetti belli belli in frigo da un paio di giorni e volevo farli fuori. Prendo il “cucchiaio d’argento” che di solito mi da grandi soddisfazioni, e trovo questa ricettina TORTA RUSTICA DI CARCIOFI E PATATE, sembrava interessante e infatti lo è davvero!
Per 4 persone:
4 o 5 carciofi
500 g di patate
pecorino gratt
sale, pepe, olio e timo.

L’esecuzione è semplice, pulire i carciofi e farli a fettine sottili, poi a bagno nell’acqua e limone.
Fare a fettine anche le patate.
Imburrare, meglio oliare, una teglia e ricoprire il fondo con le fettine di patate, un solo strato ma anche un po’ sovrapposte.
Poi aggiungere le fettine di carciofi, salare e pepare e poi cospargere di pecorino, dopodichè aggiungere il timo e l’olio.
Infornare a 180° per 40 minuti e poi passare 5 minuti sotto il grill.

Che ve lo dico a fa’?  Pezzetto dopo pezzetto me lo so’ magnato tutto… era divino!
Ho fatto anche le foto ma come al solito… schifìo.
Domani le scarico e vedo se rendono l’idea!

ma è Roma questa?

Irriconoscibile con questo freddo freddo freddo! Mi si congelano le orecchie… manco fossi a Torino! Ho messo i guanti ma qui ci voleva anche il cappello!

Ok, dopo gli aggiornamenti meteo, veniamo agli aggiornamenti sul pranzo di ieri!

Come antipasto alla fine ho scelto una specie di crackers integrali al sesamo, ci ho messo su un po’ di panna acida, erba cipollina e striscioline di salmone affumicato. Una cosetta semplice ma buona e che ha fatto la sua porca figura!

Per il primo, come detto, sono andata da Gatti a prendere la pasta all’uovo, devo dire che ci sono rimasta un po’ male perchè mi aspettavo più varietà di ripieni, invece è tutto molto basic: ravioli di carne e agnolotti ricotta e spinaci.

Ho scelto gli agnolotti, con leggero disappunto di Gualty, carnivoro. Tanto per la cronaca… 28 euri al kilo, che mi è sembrata un’enormità ma devo dire che non ho idea di quanto costino altrove.

Ho fatto un sughettino di pomodoro molto easy e veloce, non volevo che si coprisse il sapore della ricotta. Ed in effetti è stata una scelta azzeccata, siccome i ravioli erano davvero buoni, belli cicciotti, sarebbe stato un peccato coprire il sapore del ripieno!

Un’altro negozio di pasta all’uovo fresca di cui ho letto bene sta dalle parti di via delle valli, e penso che ci farò presto un saltino!

Procediamo con il secondo, saltimbocca alla romana, uno dei miei piatti preferiti! Erano buonissimi! Ho spalmato su ogni fettina di carne un cucchiaino di quella crema di salvia che era nel pacco di natale aziendale di Gualty, poi fettina di prosciutto crudo, fogliolina di salvia e chiuso con stecchino.

Poi leggera e veloce infarinata e in padella con olio e aglio. Una veloce crosticina, poi ho aggiunto un po’ di vino bianco, fatto evaporare a fiamma alta, ancora due minuti che la cremina si rapprenda un po’ ed è fatta! Sempre una certezza!

poi patate al forno e poi… la torta all’arancia con i semi di papavero!

E qui mi devo dilungare…

Siccome io sono scaltra decido di fare la torta la sera prima, cioè sabato.

Sono le 20.30 e decido di mettermi all’opera, metto il burro morbido nel mixer, preparo il latte e apro la bustina NUOVA dei semi di papavero… erano tutti appiccicati tra di loro a  palline e c’erano una specie di invisibili ragnateline… li assaggio e mi sembra che sappiano di vecchio, rancido, rinsecchito! Che nervi!

Ho dovuto rimandare al giorno dopo… vabbè la faccio breve, faccio la torta e sembra buonissima, in forno l’ammiro crescere e colorarsi, poi però… ma che fa? si siede? no cazzarola, non è giusto!

Che dovevo fare? Ho continuato a guardare impotente la caduta della torta… poi l’ho tolta dal forno, ci ho messo sopra lo sciroppo di arancio (quello era buonissimo!), non è che fosse proprio presentabilissima, ma che potevo fare?

E così l’abbiamo mangiata, era buona, fresca, ma come dire? Secondo me ZEPPOLUTA è la parola giusta!  Si capisce no, quello che vuol dire? Quando una torta, un pane, una brioche, non cresce bene, oppure cresce e poi si affloscia, il risultato non può che dirsi zeppoluto! Che nervi!

La torta bassina l’abbiamo comunque mangiata, era buona, tutti l’hanno gradita e bissata, però non era super bella e invitante come quella che ho visto in giro!

Fose dipendeva dalla temperatuta del forno? Io l’ho messo a 180° perchè il mio forno è un po’ farlocco, non scalda tanto, impiega il doppio dei forni normali per cuocere e a volte devo alzare la temperatura di 20° rispetto alle indicazioni per gli altri forni, e così ho fatto anche per la torta, ma forse non era necessario, forse il troppo calore l’ha fatta crescere troppo in fretta. Comunque me sò proprio vennuti un sacco di nervi!

Non posso neanche rifarla a breve perchè insomma sti due etti di burro… bisognerà aspettare almeno febbraio!

Vabbè, sono triste.

La foto non ce l’ho.

Le piattelle zeppolute non meritano neanche uno scatto sfuocato.

Me.

Anna

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