Pizza prosciutto e fichi

 

Che buona!
Oggi vi racconto una vera delizia, tipicamente romana (credo!): la Pizza ripiena di prosciuitto crudo e fichi-
Sì sì sembra facile ma bisogna scegliere con moooolta cura gli ingredienti, ora vi spiego bene come… evidentemente oggi mi sento presuntuosa!
Partiamo dalla pizza, si chiama PIZZA, pure se è bianca, non chiamatela focaccia o focaccina sennò vi banno dal blog!
La migliore in assoluto sul pianeta terra è SENZA OMBRA DI DUBBIO quella che trovate a Genzano, nel forno Da Sergio, lo trovate all’inizio della traversa che parte dalla strada principale e sale verso la chiesa. é una vera meraviglia e vale senz’altro il viaggio, trust me!

Veniamo poi ai fichi, noi li abbiamo presi da
Iacchelli erano buoni e dolcissimi!
In ultimo il prosciutto  crudo, noi l’abbiamo preso a Nemi e doveva essere quello tagliato a meno…ora…tagliare il prosciutto a mano richiede una certa abilità e la tipa che ce l’ha tagliato non possedeva questa abilità, quindi il risultato è stato: 1 etto di prosciutto, 4 fette da circa mezzo cm l’una… improponibile!
Diciamo che per questa pizza servivano fettine sottili ma noi ce la siamo cavata lo stesso!
Molti dicono che per i fichi ci vuole il prosciutto più dolce, altri (la minoranza) preferiscono invece quello più saporito, io amo tutti i tipi di prosciutto, però secondo me un buon prosciutto toscano, saporito ma non salato con la pizza e fichi ce sta benissimo!

Mi sta venendo l’acquolina in bocca al solo pensiero di quella pizza, e sì che ho appena finito di mangiare!

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Il casatiello, la pasqua e il bambinello!

Ormai da qualche giorno sono tornata a casa. Siamo partiti domenica pomeriggio alle 16.30 e siamo arrivati alle 22.30… quel pazzo ha guidato sempre almeno a 140 e io in certi momenti ho veramente avuto paura… quando siamo arrivati c’è mancato poco che facessi una preghierina di ringraziamento!
E poi era scazzato da morire, manco l’avessero obbligato, non ha detto una parola per almeno 400 km, s’è lamentato che non avevamo fatto il pieno, insomma che palle!
Vabbè comunque alla fine siamo arrivati sani e salvi ed io ho passato i tre giorni seguenti a dormire, passando dal letto al divano per tutta la giornata!
Ieri sono tornata in ufficio, ma solo al mattino, non volevo stancarmi troppo (!) e oggi farò lo stesso, soggiorno qui un pochino e poi me ne vado, anzi, ora che ci penso mi domando cosa ci sono venuta a fare!

Sto anche piano piano tornando a cucinare qual cosetta, a Pasqua saremo dai miei e io vorrei preparare qualcosa di buono, ho cominciato ieri sera a fare il casatiello, una cosa porchissima e grassissima, con lo strutto!
La ricetta è questa:

500 g di farina “0” (150 di manitoba)
150 g di strutto

¾ di bicchiere di latte
sale, zucchero, pepe
1 bustina di lievito
200 g di salame napoletano a tocchettini
200 g di pecorino/auricchio/provola

Impastare tutti gli ingredienti, tranne salame e formaggi, e lavorare energicamente per 10 minuti fino ad ottenere una bella palla liscia. Io ho usato la macchina del pane con il programma IMPASTO ed è filato tutto liscio!

Poi si fa lievitare le solite due ore, si da un’altra bella lavorata alla pasta e qui ci sono due scuole di pensiero:

si fa rilievitare la pasta così com’è, oppure si stende la pasta in un bel rettangolo, si mette salame e formaggio sul rettangolo e si arrotola, si mette nella classica teglia da ciambelline bella unta di strutto e poi si fa lievitare nella teglia, dopodiché si mettono 4 belle uova incastonate nell’impasto e si inforna tipo a 160° per 10/15 minuti e poi si alza il forno a 180° fino a cottura, ci vorrà credo un’oretta (non so con esattezza che il mio deve ancora cuocere… per ora sta ri-livietando!)

Yuppy yuppy… ho appena ricevuto una bellissima notizia, la mia amichetta e suo marito sono stati dichiarati idonei all’adozione e quindi nel giro di un annetto, anche meno, spero, saranno dei simpatici genitori! Sono proprio contenta e pure un po’ emozionata, non vedo l’ora!

Pane ai semi vari e riso alle carote

Ieri sera ho fatto questo pane con la macchina del pane, 3 ore e 13 minuti tra lavorazione, lievitazione e cottura, e il risultato è questo:

Non male, vero?
Ho usato la ricetta del libricino della macchina che prevede l’aggiunta di semi di girasole, papavero e sesamo.
Come farine ho usato 200 g di una farina bio del mulino Conti (me pare!) e 150 g di manitoba.
Ah quante soddisfazioni che mi da sta macchinetta!!!

Veniamo ora al riso alle carote.
Quetsa è già la seconda volta che in una settimana mangiamo riso, del resto il marito è padano ed apprezza molto il riso! Lunedì abbiamo fatto quello con porri e salsiccia, sempre molto buono; ieri invece mi sono cimentata in quello con le carote. Era la prima volta, avevo un mazzo di carote e volevo cominciare a farne fuori qualcuna.

Solito olio e poco burro nell’apposita pentola di rame, poi aggiungo la cipolla e faccio andare pian pianino, quando la cipolla è trasparente ho aggiunto 4 carote grattugiate e le ho fatte stufare un pochino aggiungendo sale e paprika (che alla fine non si sentiva neanche).
Dopo una diecina di minuti ho aggiunto il riso, l’ho fatto tostare un pochino, poi ho aggiunto 1/4 di bicchiere di vino bianco, ho fatto evaporare e poi ho cominciato ad aggiungere come sempre il brodo caldo, un mestolo per volta.
Una volta al dente (che così deve essere il riso!) ho aggiunto qualche cubetto di asiago tanto per mantecare un po’, poi un po’ di pepe prima di servire.
Era un buon riso, ogni tanto si può fare, magari per far fuori le carote, però è lontano anni luce da quello con il radicchio e pure da quello con i porri!
Eccolo qui, immortalato a cottura quasi ultimata:

Pelle matura a chi?

Oggi per pranzo avevo un bel bento box, c’erano due fettine della torta salata di ieri, due fettine di prosciutto crudo, una fettina di pane sciapo e un po’ di agrumi: tre mandarini ed un’arancia bio. Direi che non mi posso lamentare!
Ho mangiato in ufficio e dopo sono andata a fare due passi con la mia collega, siamo andate in erboristeria e abbiamo provato mille e mille profumi che alla fine non ci capisci più niente e ti metti in tasca tutti i cartoncini su cui li spruzzi e poi restano lì per giorni e giorni ed io ogni tanto li tiro fuori e li annuso ed è una cosa che mi piace tantissimo fare!
Insomma gira e rigira ti pare che uscivo da lì senza comprare niente? Esatto! A anfatti mi sono comprata un olio per il corpo nientepopodimenoche all’olio di melograno, perché la tipa mi ha detto che fa bene e si assorbe in fretta che con gli olii ho sempre uno strano rapporto, mi piacciono perché ammorbidiscono la pelle molto più di una crema, ma poi lasciano quella sensazione di unticcio che non sopporto, soprattutto d’estate!
Comunque dicevo che poi ho letto sulla scatolina e sai che dice? “Grazie a questo olio rigenerante la PELLE MATURA ritrova elasticità e compattezza”… la pelle matura… che tristezza. La mia pelle comunque non è matura, sarà adulta, come me, ma non certo matura, come cacchio si permettono questi qui?
Vabbè, forse non sanno con chi hanno a che fare, non sanno che ho fatto un patto con il diavolo!
A parte l’olio per la pelle matura ho comprato anche dei semi di girasole per fare il pane. Mi piacciono molto i pani con i semini dentro, sia pani bianchi che integrali, infatti una cosa che apprezzo molto del nord europa sono proprio queste grandi varietà di pani con farine diverse, con i semi dentro, e invece qui sono una rarità, per cui stasera se torno presto me lo faccio da me con la macchina del pane e ci aggiungo semi di papavero, sesamo e girasole!

The kitchen, a teatro.

the kitchen

Ieri siamo andati a teatro, a vedere The Kitchen, tanto per restare in tema.
Avevo letto tante recensioni positive, non so perché mi aspettavo qualcosa che mi riportasse nelle cucine raccontate da Anthony Bourdain, e invece no. Tanto rumore, tanti attori, qualche riflessione buttata lì in modo un po’ forzoso e nulla di più. E per di più lunghissimo!
La cosa più bella della serata è stato l’omaggio di birra offerto nell’atrio del teatro dall’Open Baladin.
Prima o poi devo andarci perché le birre assaggiate ieri erano proprio ieri, la ragazza mi ha anche detto di che birre si trattava ma io sono un po’ scordarella, sarà l’età! Comunque ottime.

Poi volevo raccontare del pane di castagne. Era tanto che volevo sperimentarlo. Ho cercato un po’ ed ho trovato una ricettina che mi convinceva sul blog di Zenzero & Cannella.

150 g di farina di castagne
70 g di farina per panificazione

130 g di farina Manitoba

210ml di acqua
1 cucchiaino e ½ di sale
1 cucchiaio di zucchero

½ bustina di lievito di birra mastro fornaio

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

Che più o meno sono le dosi del pane normale con la macchina del pane.

Risultato?
Bè, non è cresciuto tantissimo, ci sono rimasta un po’ male… poi una volta assaggiato, dai, non è male, solo che è un po’ compatto e un po’ troppo amarognolo. Me lo sto mangiando con grande soddisfazione. Stamattina a colazione con la marmellata di limoni home made. Ieri sera al volo con un po’ di olio e sale.
Adesso voglio provarlo con un primo sale ed un po’ di marmellata magari di lamponi, la mia preferita.

Lo rifarò presto, mettendo magari un po’ di latte al posto dell’acqua ed un po’ più di zucchero. Dirovvi.

pane alle castagne *aggiornamento: pane alle castagne con primo sale e miele

 

Una buona news è che ieri Monica aveva la quarta seduta di chemioterapia, puntura spinale, che l’altra volta le aveva dato un sacco di problemi, invece per ora sta bene, solo un po’ di mal di testa.

Oggi aveva il resto della terapia, molecola intelligente (che non so bene il nome tecnico) e domani i veleni soliti.

Fegato un po’ ingrossato ma globuli bianchi ancora intatti e numerosi!

Me.

Anna

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